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Everyville - la città dei luoghi comuni

EveryVille non è una forma, è relazioni umane, delle peggiori.

Descrive un livello di comunicazione superficiale, quello dei luoghi comuni, una condizione di vita opposta alla città che vorremmo veramente.

E.V. è radicata in un substrato psicologico, è impressa nella nostra memoria irrazionale più profonda.

E.V. è l’espressione di alcuni luoghi comuni della mentalità italiana in ordine alla composizione etnografica e di nazionalità di migranti che vengono a stabilirsi temporaneamente o definitivamente in Italia e riguardo le professioni, l’idea stessa di professionismo, di efficienza e di successo. 

Ogni città è popolata di luoghi comuni ed E.V. potrebbe liberare tutte le città da questi luoghi,

essere la necropoli della superficialità.

Ad E.V. viene servito il vero caffè napoletano da napoletani imbroglioni, gli zingari rubano e basta e i rumeni stuprano tutte le donne. Le strade sono piene di  prostitute nigeriane e rumene che aspettano sopra cumuli di immondizia. Ad E.V. non si hanno più gli occhi per piangere ma tutti credono alla pubblicità. E.V. è l’apparato digerente del mondo,  è la nuova Atlantide.

L’edificazione di E.V. prende come modello la realtà italiana e nasce con lo scopo di convogliare il razzismo, le paure e il degrado verso un unico luogo liberando definitivamente le nostre città da tanta immondizia e di confinarli lontano per poterli vedere meglio e proseguire così un’opera di emancipazione dalle nostre idee più schifose.

Ad E.V. certamente non incontreremo poesia o arte…nei teatri, si presentano nuovi modelli di automobili molto inquinanti, i telecomandi cambiano canali ma non possono spegnere i televisori. Nelle scuole, col sostegno delle banche, s’ insegnano le ragioni dell’ impresa, il ministero degli interni è accorpato al ministero della salute ed è diretto da un generale di corpo di armata che è un medico psichiatra. La televisione risucchia tutto… non c’è tempo per la vita!troppo occupati tutti nel mestiere della morte….

Everyville esiste già in forma di quartiere in ogni città del mondo ma soprattutto è acquartierata nella mente di ognuno di noi.

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Permeabilità e spazio just in time
workshop all'ex mattatoio di Roma, Università Roma Tre, 2005
Com. plot S. Y. S. tem + S.O.S. WORKSHOP  (Elisa Franzoi, Diana Perez, Alessia Monti, Nicoletta Bottani, Pietro Zucca) e con Arianna Saroli, Riccardo Coletta, Valentina Tonelli.

L’area dell’EX-MATTATOIO attualmente, assume nel cuore di Roma una molteplicità di funzioni e significati. Sull’area, molti artisti ed architetti e scuole, sono intervenuti progettualmente, proponendo nel corso degli anni, interventi diversi.

La dismessa area industriale (il mattatoio è stato chiuso nel 1975), ha accolto all’interno ed attorno ai suoi confini, comunità di esuli e migranti, (curdi, palestinesi, senegalesi ecc.), oltre ad ospitare un campo nomadi (di diverse provenienze nazionali, ex Jugoslavia, Romania, ecc.) ed un centro sociale.
All’interno il Corpo dei Vigili Urbani, l’associazione vetturini romani, la Facoltà di Architettura Roma Tre ed ora l’Accademia di Belle Arti.
Inoltre, l’ex mattatoio, ospita scuole di musica ed un centro anziani, il Macro.
Innumerevoli disco-bar, locali notturni, e altre associazioni, operano nel quartiere facendone un polo d’attrazione per la vita notturna e per l’aggregazione giovanile ed il tempo libero.
L’eterogeneità del tessuto sociale ed economico dell’area si è sviluppata anche grazie al “recinto”, al relativo isolamento del complesso che risulta, proprio per questa ragione, “tagliato fuori” da gran parte della vita cittadina pur essendo frequentato da molte migliaia di persone.

L’idea del nostro intervento è appunto quella di rendere fruibile l’area di giorno e di notte, rendere“permeabile”, anche di giorno.

L’intervento consiste in uno spazio centrale all’interno che costituisce lo “studio just in time” a livello provinciale che si offra gratuitamente e senza filtri, a quanti, designers, artisti ed architetti si trovino nella necessità di uno spazio adeguato temporaneo, nel passaggio iniziale di accesso alla “professione”.
Oltre a questo, un elemento plastico, un frangisole, definisce un percorso sopraelevato che connette i tetti a varie altezze lungo il perimetro dell’ex mattatoio.
Il frangisole, si offre come percorso panoramico e come accesso multiplo agli spazi interni (trasparenti).
Gli edifici perimetrali, opportunamente ristrutturati vengono in questo caso “sfondati” (permeabilità) e, vanno a costituire un portico che, eliminando la barriera tra dentro e fuori, restituisce l’area alla città.

a las barricadas remix - elisa franzoi
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Sonoro della performance  

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city/utopia
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